25 dicembre, 2014

Auguri … di ghiaccio!

Buon Natale 2014 a tutti gli amici di Zibaldone di una naturalista!
La Natura sa creare decorazioni lucenti,
di forma geometrica o fantastica,
belle, semplici o complesse,
ma … effimere:
scompaiono ai primi tepori della primavera!

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06 dicembre, 2014

Fauna alpina: definizione

In natura ogni specie, sia animale che vegetale, si moltiplica e si diffonde più o meno rapidamente, nei territori circostanti, a maggiore o minore distanza, in relazione ai propri mezzi di diffusione.
Si instaura così una “lotta per la sopravvivenza”, sinché si determina un equilibrio tra le diverse forme di vita.
Numerosi sono i fattori che limitano il numero di individui di ogni singola specie: questo è un bene altrimenti una o poche specie invaderebbero tutto il territorio ad esse favorevole, togliendo spazio e cibo alle altre specie più deboli.
Facciamo un esempio: le piante sono limitate nel loro accrescimento dagli animali erbivori; questi a loro volta sono contenuti nel loro aumento numerico dall’azione dei carnivori.
Altri fattori limitanti? Le malattie, dovute a batteri, virus o legate a malformazioni congenite; eventi meteorologici estremi o eruzioni vulcaniche che modificano irrimediabilmente e bruscamente l'habitat di alcuni esseri viventi.
Le specie animali variano da regione a regione anche a seconda dell’ambiente in cui si trovano, intendendo con il termine “ambiente” (“biotopo” per gli ecologi) tutto il complesso dei fattori climatici e delle caratteristiche fisico-chimiche del luogo in cui si insediano gli organismi.
Tutti questi sinora citati sono fattori limitanti naturali, legati ai ritmi e alle leggi che da migliaia di anni caratterizzano il nostro pianeta: un discorso a parte è quello relativo all'azione dell'uomo sulla natura, argomento che affronteremo prossimamente.
Vorrei per ora soffermarmi sulla fauna alpina e sulle caratteristiche dell'ambiente alpino.
Fauna alpina: molti pensano subito a stambecchi, marmotte e pernice bianca!
Bene! Ma le specie alpine sono in realtà moltissime! Non dobbiamo dimenticare anche gli animali più “piccoli” e meno visibili, nascosti nel terreno o portati dal vento.
Con il termine di “fauna alpina” quindi intendiamo tutta la fauna che popola le Alpi al di sopra del limite superiore della vegetazione forestale, comprendendo invertebrati, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi tipici e con adattamenti morfologici, fisiologici ed etologici particolari.
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Panorama alpino:
la destra orografica della Val Troncea (Pragelato - Piemonte)










16 ottobre, 2014

Licheni e … cucina!

Ancora due parole sugli amici licheni.
Abbiamo visto che sono presenti un po’ ovunque intorno a noi, in natura e sui manufatti.
E questo non basta: i licheni compaiono anche sulla nostra tavola in cucina!
Soprattutto nei Paesi Scandinavi ed in Oriente, alcune specie erano e sono utilizzate per infusi, o come lieviti in impasti del pane, o per preparare zuppe, gelatine e bevande.
Secondo alcuni autori la biblica manna del deserto degli Ebrei altro non sarebbe che la Lecanora esculenta, tipico lichene di ambiente desertico ancora oggi utilizzato dai Persiani per produrre un pane chiamato “shirsad”.
Due sole specie in Italia sono tossiche per l'uomo in quanto contengono l'acido vulpinico, velenoso: Letharia vulpina e Vulpicida pinastri, che in passato erano utilizzate in esche avvelenate per volpi e lupi. Questi licheni crescono sui tronchi di conifere e sono molto vistosi, di colore giallo brillante, a forma di barba la Letharia e di squame la Vulpicida. Belle da vedere, ma non toccatele!
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Corteccia di larice cosparsa di Letharia vulpina.




07 ottobre, 2014

Androsace carnea Kress

Famiglia: Primulaceae
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Pianta perenne a ricacci sterili, caratterizzata da pedicelli e calice pelosi.
I fiori sono raccolti in ombrella alta 2-5 cm.
Le foglie sono lineari-lanceolate, con larghezza massima al di sotto della metà lunghezza.
Calice glabro; corolla rosa o bianca con lobi arrotondati o marginati e fauce gialla.
Fioritura: giugno-luglio.
Cresce in pascoli, rupi e ghiaioni su suoli silicei tra 2000 e 3000 m di quota, nella fascia subalpina ed alpina.
Orofita ovest-alpico-pirenaica.

24 settembre, 2014

Silene acaulis (L.) Jacq.

Famiglia: Caryophyllaceae
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Pianta perenne, alta 1-3 cm, a cuscinetto di diametro di 1-3 dm, con fusti sotterranei legnosi.
Stelo molto corto portante un solo fiore dai petali rosa e calice con denti ottusi di 2 mm.
Foglie lineari-lanceolate, cigliate, con peduncolo che può arrivare ai 3 cm di lunghezza.
Il frutto è una capsula ovale nettamente più lunga del calice (che raggiunge i 5-10 mm di lunghezza).
Fiorisce tra giugno ed agosto in aree alpine e appenniniche, in praterie rocciose, macereti e rocce. Preferisce i suoli calcarei.
Artico-alpina.
Le popolazioni appenniniche hanno in genere portamento a cuscinetto denso e fiori quasi sessili, foglie brevi e lanceolate (può essere una varietà speciale).

18 settembre, 2014

Petrocallis pyrenaica (L.) R.Br.

Famiglia: Cruciferae
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Pianta con fusto legnoso e strisciante; rami ascendenti, leggermente pelosi.
Foglie triforcate di 4-5 mm di lunghezza, quelle inferiori a rosetta e lucide.
Fiori raccolti in racemo contratto di 2-5 fiori con peduncoli irsuti e sepali carenati lunghi 2 mm, giallastri.
Petali spatolati lunghi 4 mm e larghi 2,5 mm, patenti, di colore rosa con venature violette.

Vive sulle rupi calcaree tra 2600 e 3400 m di quota sulle Alpi.
Orofita sud-europea.
Specie molto rara sulle Alpi Orientali, in genere la si trova in ambiente di vetta.

26 agosto, 2014

Parnassius apollo

Quella trascorsa non è certo stata l'estate delle farfalle! Poco sole, tanta pioggia ... un tempaccio anche per queste delicate creature.

Una delle farfalle più belle che si possono incontrare in montagna è l'Apollo Parnassius apollo:

18 agosto, 2014

Licheni, industria tessile e cosmetica

Già gli antichi Greci usavano i licheni come coloranti; nel XVIII e XIX secolo i licheni erano importanti economicamente nella colorazione delle lane.
La “cartina di tornasole”, usata ancora oggi per misurare il pH delle soluzioni, fino a poco tempo fa era ottenuta da licheni del genere Lecanora.
Anche l'industria cosmetica fa grande uso di licheni per la preparazione di essenze e fissatori.
Il “musco quercino”, per esempio, deriva da Evernia prunastri e Pseudevernia furfuracea, raccolti in aree della penisola balcanica, in Francia ed in Marocco.
Ciuffi grigi di Pseudevernia furfuracea su tronco di larice

05 agosto, 2014

Licheni e … medicina

Nei secoli passati i licheni, come molti altri vegetali, erano ampiamente utilizzati in medicina, sulla base di semplici analogie morfologiche.
Lobaria pulmonaria ricorda l'aspetto di un polmone ed era considerata un ottimo rimedio contro le infezioni polmonari;
Xanthoria parietina, di colore giallo-arancio, era usata contro i disturbi epatici.
Le barbe di bosco, licheni del genere Usnea, crescono in lunghi ciuffi grigio-verdi sui rami di conifere dei boschi del Nord: per la loro forma filamentosa si credeva , in passato, che potessero curare le calvizie e rinforzare i capelli.

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Primo piano di un lichene del genere Usnea
Nel '500 e nel '600 molti medici del centro e nord Europa citano gli usi espettoranti, stimolanti, tonificanti, nonché antibiotici di varie specie di Cladonia, Usnea, Cetraria, Lobaria, Peltigera ed Evernia.

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Lichene del genere Peltigera  su un tappeto di muschi
Ai nostri giorni l'interesse dei licheni in medicina è legato soprattutto alle proprietà antibiotiche di alcune sostanze da essi prodotte: alcuni estratti, ad esempio, sono usati per il trattamento di dermatiti e di forme avanzate di tubercolosi.

28 luglio, 2014

Licheni e … inquinamento dell’aria

Molte specie di licheni, come ricorda Camillo Sbarbaro, temono la vicinanza dell'uomo, in quanto sensibili all'inquinamento, e pertanto spariscono dalle zone eccessivamente antropizzate ed inquinate.

Da diversi anni i ricercatori utilizzano i licheni per redigere mappe della qualità dell'aria in zone fortemente urbanizzate ed industrializzate, anche al fine di individuare la presenza di specie inquinanti nelle immediate vicinanze di fonti puntiformi di emissioni (come ad esempio ciminiere, inceneritori e centrali termoelettriche).
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I licheni epifiti (che crescono sulla corteccia degli alberi)
sono i più utilizzati nello studio dell'inquinamento dell'aria.

Questi organismi svolgono le loro funzioni biologiche assorbendo attraverso tutto il tallo sostanze gassose, sostanze in soluzione nell'acqua o legate a particelle del substrato. Le sostanze contaminanti eventualmente assorbite non vengono eliminate con un sistema di escrezione come fanno le piante e quindi si accumulano nel tallo. Le sostanze inquinanti hanno effetti diversi a seconda dei licheni: ogni specie ha un suo grado di tolleranza rispetto ad un certo inquinante e reagisce ad esso in modo differente, dal cambiare colore o aspetto sino a morire.
Tali caratteristiche, unite al lento accrescimento ed alla longevità, fanno sì che i licheni vengano utilizzati nello studio della qualità dell'aria come:
  • bioindicatori, quando si vogliono correlare le diverse intensità di disturbo ambientale con le loro modificazioni dell'aspetto esteriore, della loro diffusione e della ricchezza nel numero di specie;
  • bioaccumulatori, quando si analizza la concentrazione delle sostanze assorbite nel tallo del lichene.
Un esempio recentissimo? La Fondazione Dolomiti Unesco ha promosso uno studio per capire se l'eccessivo transito di autoveicoli ed elicotteri sui valichi di montagna delle Dolomiti porta ad un aumento dell'inquinamento; lo studio si basa sui licheni presenti in una fascia a 100 metri ed a un chilometro dalle strade (articolo apparso su “Corriere delle Alpi”, il 7 marzo 2014).

22 luglio, 2014

Pennacchio a foglie strette

In estate, presso i corsi d’acqua o i laghi di montagna, si possono trovare candidi ciuffetti simili a cotone:

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Torbiera presso il Lago della Vecchia
(Valle Cervo - Biella - Piemonte)

si tratta del frutto di una ciperacea, Eriophorum angustifolium Honckeny, specie tipica dei luoghi torbosi e paludosi, che durante la fruttificazione appaiono biancheggianti per innumerevoli pennacchi lanuginosi.
Vediamo nel dettaglio la sua carta di identità!

Pennacchio a foglie strette
(Eriophorum angustifolium Honckeny)

Famiglia: Cyperaceae
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Questa pianta può superare il mezzo metro di altezza, ha foglie lunghe e strette, larghe fino a 5 mm, ripiegate a doccia oppure quasi piane, aguzze all’estremità.
Le spighette fiorali, da 3 a 12, sono portate da peduncoli lisci o scabri a formare una specie di ombrella, alla cui base si trovano 2-3 brattee fogliacee.

I frutti sono circondati da moltissimi peli bianchi che danno alla spighetta l’aspetto di un ciuffo di cotone.
La pianta si riproduce anche per stoloni.
Fiorisce tra aprile e giugno.
Cresce dai fondovalle fino a 2600 m in torbiere basse acide e presso sorgenti.

18 luglio, 2014

Licheni e mondo animale

I licheni possono essere fonte di cibo e rifugio per alcuni animali, in particolare invertebrati.

Insetti, acari e molluschi sono tra i maggiori consumatori di licheni.

Le lumache in particolare sono voracissime di licheni fogliosi, di cui mangiano lo strato superficiale e le alghe del tallo interno, lasciando solo un ammasso bianco di ife fungine e le tracce bavose del loro passaggio.

Nelle regioni del Grande Nord, renne, alci e caribù si nutrono di Cladonie, Cetrarie, Evernie, Alectorie e Umbilicarie che formano estesi pascoli e che i popoli scandinavi e i lapponi raccolgono e conservano come foraggio per l'inverno. Attualmente, in seguito al riscaldamento globale che porta ad un aumento di precipitazioni piovose in inverno al polo, i licheni in queste zone sono a rischio di malattie fungine; quindi l’alimentazione degli animali erbivori può subire gravi conseguenze che si rifletteranno anche sull’economia delle popolazioni umane (per approfondire, potete leggere l’articolo di Le Scienze del 2003).

Licheni fogliosi e fruticosi sono utilizzati da alcuni uccelli per costruire il nido: ad esempio fringuello, verzellino e codibugnolo.

Ma i licheni non si fanno solo usare: anche loro si servono di altri animali in certi casi!

In Nuova Guinea alcuni licheni crostosi e fogliosi sono in grado di colonizzare il dorso di certi coleotteri, mentre alle isole Galapagos le tartarughe ne trasportano altre specie attaccate al loro carapace!

13 luglio, 2014

Come si riproducono i licheni?

Benché molto longevi, anche i licheni prima o poi si riproducono, per garantire la loro presenza sul pianeta.

Possiamo dire che non manchino di fantasia: infatti la riproduzione può avvenire in vari modi, due sono i principali.
Il lichene può moltiplicarsi vegetativamente con la semplice frammentazione del tallo oppure formando delle strutture speciali contenenti sia l'alga che il fungo, destinate a staccarsi dal tallo, a disperdersi sul terreno e, se le condizioni ambientali sono favorevoli, a sviluppare un nuovo individuo.
La foto qui sotto rappresenta un lichene del genere Cladonia: le strutture verticali a forma di trombetta (si chiamano podezi) sono ricoperte da quella che sembra polvere grigio-verde. Questi granellini (il cui nome scientifico è soredi) altro non sono che delle porzioni di lichene contenenti sia le ife fungine sia le cellule algali e cadendo dai podezi si diffondono nell'ambiente circostante. Il muschio vicino al lichene è infatti punteggiato di soredi! licheni_0009

La seconda strategia riproduttiva è affidata unicamente al fungo della simbiosi: esso produce dei corpi fruttiferi, strutture contenenti le spore.
Le spore, una volta liberate sul terreno, daranno origine a nuove ife, le quali, se incontreranno l'alga idonea e se ci saranno le condizioni giuste, la circonderanno dando vita ad un nuovo tallo. Questo incontro però è sempre molto difficile e il fungo deve "avere molta pazienza" nell'attesa di incontrare le cellule algali! 
Nei licheni del genere Cladonia, ad esempio, i corpi fruttiferi del fungo si trovano in cima ai podezi: nella foto vedete un bel cuscino di Cladonia ricchissimo di podezi.
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La foto seguente è un ingrandimento di podezi con i corpi fruttiferi del fungo, chiamati apoteci: sono rotondeggianti e di colore marrone o rosso a seconda della specie di Cladonia.

Cladonia sp.: podezi con apoteci

10 luglio, 2014

Incontro in bianco e nero

Un'escursione in montagna può essere faticosa ed impegnativa con lunghe ore di marcia prima di arrivare alla meta in quota;
a volte il vento contrario ci rallenta il passo o il sole ci "arrostisce" coi suoi caldi raggi.

Una breve sosta per prender fiato e bere un sorso d'acqua ed ecco!
Lo sguardo cade su un piccolo giglio e ... una farfallina che riposa sulla corolla:
leggerezza su leggerezza:
una piccola Amata phegea su una delicata Paradisea liliastrum.
Ecco ... basta poco: stanchezza e fatica sono dimenticate; la gioia per l'incontro ci incoraggia a proseguire fino alla meta, cercando nuove emozioni.

08 luglio, 2014

Come “funziona” un lichene?

I licheni crescono molto lentamente, da 0,1 a 10 mm all'anno, e sono generalmente longevi, come alcuni licheni artici che si stima siano vecchi di 4000 anni!
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Cetraria islandica, lichene tipico del Nord Europa
(al centro della foto, nella fessura tra le rocce)

L'alga costruisce e fornisce a se stessa ed al fungo i carboidrati, sia zuccheri semplici, come il glucosio, sia zuccheri alcoolici, come il sorbitolo; il fungo li converte in uno zucchero alcoolico, il mannitolo, che gli serve come riserva di cibo. L'alga fornisce anche vitamine come biotina e tiamina. I Cianobatteri, inoltre, sono in grado di catturare l'azoto dell'aria e fissarlo in composti utilizzabili dal fungo.
Il fungo, a sua volta, fornisce all'alga protezione fisica e assorbe dall'aria vapore acqueo, fondamentale per la partner. Il contenuto di acqua nel tallo del lichene è un fattore critico nel processo della fotosintesi e nella respirazione. La fotosintesi è un complesso insieme di reazioni chimiche che si succedono a catena per costruire glucosio, partendo da semplici reagenti quali acqua e anidride carbonica con l'essenziale aiuto della luce solare.
Il fungo produce varie sostanze che spesso contengono il pigmento che dà al lichene il suo colore caratteristico, ma la cui funzione è ignota.
Il fungo nella simbiosi lichenica è in grado di produrre delle sostanze ben diverse da quelle che produrrebbe se isolato dal lichene. Questi composti sono chiamati sostanze licheniche ed hanno una funzione poco nota ai ricercatori, poiché è molto difficile coltivare in laboratorio dei licheni.
Gli studiosi hanno visto che certe sostanze sono antimicrobiche nei confronti di alcuni batteri e di vari funghi; altre sostanze inibiscono la crescita di piante vascolari o bloccano la germinazione di muschi e altri licheni; altre rendono inappetibili i talli a lumache ed artropodi; altre proteggono le alghe dalle eccessive radiazioni luminose.
Alcuni composti prodotti sono caratteristici di ciascun lichene, sono detti specie-specifici: questo permette agli studiosi di riconoscere una specie dall'altra ponendo alcune gocce di semplici soluzioni sul tallo e osservandone il cambiamento di colore dovuto alla reazione della soluzione con la sostanza presente nel lichene.

Alcuni licheni giocano un ruolo importante nella diffusione delle piante pioniere, in quanto alcune sostanze licheniche riescono ad alterare le rocce del substrato favorendo la disgregazione della roccia e la formazione di suolo.
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Licheni crostosi su una placca di sienite
dove inizia la colonizzazione da parte di muschi
(cava di Rialmosso - Quittengo - Biella - Italia)

04 luglio, 2014

Croste, squame, ramificazioni e tanta fantasia nella forma di un lichene!

Nella simbiosi il fungo e l'alga non sono più riconoscibili. Infatti il tallo del lichene ha un aspetto originale e ben diverso se confrontato con quello delle alghe e dei funghi coinvolti.

All'interno del tallo le ife del fungo circondano le cellule algali, le quali possono essere distribuite in modo uniforme in uno strato ben preciso oppure sparse qua e là per tutto lo spessore del tallo.
I licheni possono avere varie forme; tra le principali si riconoscono:
  • specie crostose: più dei 4/5 dei licheni hanno questa forma, sono fermamente attaccati al substrato per cui si possono prelevare solo mediante totale o parziale asportazione del substrato stesso; la superficie di questi licheni può essere costituita da un ammasso pulverulento oppure può essere continua o divisa in aree poligonali, anche in scaglie parzialmente sovrapposte (esempio: la pertusaria della foto qui sotto, fotografata al giardino botanico Paradisia di Cogne – Val d’Aosta).v3p1etal_0007
  • Specie fogliose: il tallo è costituito da una lamina appiattita che cresce parallela al substrato e simile ad una foglia; si asportano facilmente con un coltellino (esempio: specie del genere Parmelia –foto sotto-, Xanthoria e Physcia).digitata
  • Specie fruticose: sviluppate in tre dimensioni, in genere perpendicolarmente al substrato o prostrate, con più o meno abbondanti ramificazioni; la parte che si ancora al substrato è minima rispetto alla massa dell'intero tallo (esempio: le barbe di bosco, ovvero le Usnee, le Ramaline e le Evernie).
    La foto sottostante rappresenta vari licheni su un tronco di un vecchio larice caduto: le barbe gialle sono Letharia, quella grigia a sinistra in basso è Pseudevernia:
    licheni_0021
  • Esistono poi dei licheni di forma più complessa, con una parte squamulosa o fogliosa, presente nella fase giovanile del lichene, e con delle strutture cilindriche, coniche, ramificate, perpendicolari alla precedente e costituenti la parte fruticosa (esempio: le specie del genere Cladonia, tipo quella che vedete nella foto sotto).licheni_0006
  • I licheni crostosi, fruticosi e/o fogliosi che al posto dell'alga hanno per partner i cianobatteri quando assorbono acqua acquistano rapidamente la consistenza di una gelatina e per questo sono definiti gelatinosi (esempio: genere Collema).




30 giugno, 2014

Licheni qua, licheni là … ma quanti ce ne sono!

Le circa 20000 specie di licheni note sino ad oggi sono diffuse in un'ampia varietà di habitat, inclusi i deserti aridi, i ghiacci, le vette delle montagne e le rive del mare.

Secondo la natura del substrato su cui crescono si può parlare di:
  • licheni corticicoli: crescono sulle cortecce dei tronchi e dei rami degli alberi;
  • licheni lignicoli: vivono sul legno, anche quello lavorato dall'uomo;
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  • licheni foglicoli: colonizzano le foglie delle piante;
  • licheni rupicoli: crescono sopra o dentro le rocce, compresi i muri e i tetti delle case;
  • licheni terricoli: si sviluppano sul terreno (alcuni sono saprofiti delle sostanze organiche presenti nel suolo);
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  • licheni muscicoli: si trovano sul muschio;
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  • licheni lichenicoli: alcune specie vivono su altri licheni.

28 giugno, 2014

Licheni: l’unione fa la forza!

I licheni sono organismi che nascono dall'unione di un'alga (e/o un cianobatterio) con un fungo.
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Masso colonizzato da licheni di varie specie (Isola di Capraia - Livorno - Toscana)

Il corpo o tallo del lichene è formato dalle ife del fungo che racchiudono le cellule algali; non ci sono vere foglie, fusto o radici.
L'alga e il fungo vivono associati in una simbiosi dipendente o mutualistica: i prodotti della fotosintesi effettuata dall'alga sono trasferiti al fungo, il quale in cambio le fornisce acqua, sostanze disciolte e protezione meccanica.
Questa unione genera delle caratteristiche che ciascuno dei due componenti, da solo, non avrebbe mai:
  • la capacità della reviviscenza, ovvero la capacità di passare rapidamente e reversibilmente dallo stato secco a quello idratato, anche più volte consecutive;
  • il potere di resistere a stress climatici ed in particolare al gelo;
  • crescita lentissima;
  • un metabolismo particolare che produce degli acidi i quali permettono al lichene di intaccare il substrato e facilitare l'insediamento del tallo.
I licheni sono classificati in base al componente fungino. I funghi appartengono ai seguenti gruppi: Ascomiceti, Basidiomiceti, o Deuteromiceti (funghi imperfetti).
Le alghe possono essere verdi (Clorofite), brune (Xantofite) o verdi-azzurre (Cianofite, oggi classificate come Cianobatteri).
La maggior parte dei licheni è composta da alghe verdi e funghi Ascomiceti.
In certi licheni con le alghe Clorofite possono essere presenti anche Cianobatteri, ma solo in parti limitate del tallo.







25 giugno, 2014

Il mondo sotto i nostri piedi: i licheni

Durante una passeggiata in campagna o in montagna si può prestare attenzione ai piccoli esseri che si trovano sul terreno, tra i sassi, sui muri: bisogna fermarsi, sedersi (se possibile) e osservare. 
In un primo momento sembra di non vedere nulla, ma una volta abituato l'occhio alla piccolezza 
ecco comparire insetti, ragnetti, distese di muschi 
 e strane croste grigiastre sulle rocce 



o cespuglietti grigio-verdastri che sbucano sul muschio e tra i massi.








Chi sono?








Ebbene, questi abitanti del mondo sotto i nostri piedi sono i licheni, esseri viventi formati dalla simbiosi tra un'alga ed un fungo.
Sì, avete capito bene: un'alga sopravvive tra le ife del fungo e fotosintetizza cioè produce nutrienti per sé e per il fungo, che in cambio la protegge e le fornisce acqua e sostanze disciolte. 
In questo modo i licheni riescono a vivere in luoghi dove la sola alga o il solo fungo non potrebbero resistere: sulle rocce, sui tronchi e rami di alberi e arbusti, sulle lave raffreddate, sulle costruzioni in muratura, dalle rive del mare sino alle cime ventose dei monti!

L'audacia del lichene è ben evidenziata da Camillo Sbarbaro (1888-1967) in "Scampoli":
"Il lichene prospera dalla regione delle nubi 
agli scogli spruzzati del mare. 
Scala le vette dove nessun altro vegetale attecchisce. 
Non lo scoraggia il deserto; 
non lo sfratta il ghiacciaio; 
non i tropici o il circolo polare. 
Sfida il buio della caverna
e s'arrischia nel cratere del vulcano.
Teme solo la vicinanza dell'uomo" 

Nei prossimi post approfondiremo la conoscenza di questi piccoli grandi organismi.

17 giugno, 2014

Il rododendro

Giugno: mese della fioritura dei rododendri sulle Alpi.
Le specie spontanee diffuse sull’arco alpino sono due: il Rhododendron ferrugineum L. e il Rhododendron hirsutum L.
Il primo, il rododendro ferrugineo, dai fiori color rosa-rosso, è robusto, con lunghi rami e le foglie lucide di color ruggine sulla pagina inferiore; ama i terreni silicei o i suoli ricchi di humus acido anche su substrati calcarei.
Il secondo, il rododendro irsuto, è più gracile, piccolo (al massimo alto 1 metro), con rami corti e numerosi e con le foglie meno coriacee, ciliate sui margini; i suoi fiori sono di colore rosa chiaro; cresce sulle pendici calcaree delle Alpi orientali sui versanti settentrionali più umidi.
Sono specie della Famiglia delle Ericaceae, insediatesi sulle catene montuose europee sin dal Terziario (periodo compreso tra 65 e 2,8 milioni di anni fa) con un gran numero di forme affini che poi, essendo meno resistenti ai mutamenti climatici, sono scomparse. Sulle Prealpi italiane e sulle Alpi austriache sono stati rinvenuti foglie e rami fossili di Rhododendron sordellii Tralau, molto simile al Rhododendron ponticum L. (rododendro del Ponto, ora esistente a sud del Mar Nero), entrambi scomparsi dalle Alpi dopo l’ultimo periodo glaciale (glaciazione del Würm, avvenuta tra 75000 e 18000 anni fa). Non sono rimaste sulle nostre montagne neppure le grandi e colorate specie dell’Himalaya (presenti solo in parchi e giardini appositamente coltivate).
I rododendri crescono sotto le conifere (soprattutto Pino cembro), ma occupano in particolare una fascia oltre il limite del bosco e talora alcuni esemplari isolati riescono a raggiungere quote molto elevate. In genere associato al rododendro troviamo il mirtillo, in quello che dai fitosociologi viene chiamato climax del Rhodoreto-Vaccinion (cioè il livello degli arbusti contorti e nani, con rododendri, mirtilli e ginepro nano).
Queste piante amano i versanti esposti a nord dove la neve si accumula e si fonde più tardi (la neve protegge i germogli dal gelo).

Il rododendro ferrugineo e l’irsuto sono dette specie vicarianti: sono specie affini con opposte esigenze edafiche e quindi si sostituiscono a seconda del terreno. Il ferrugineo domina le Alpi occidentali e centrali con suoli silicei, mentre l’irsuto abbonda sulle Alpi orientali con prevalenza di suoli calcarei.
In Piemonte troviamo dunque il rododendro ferrugineo, che proprio nel mese di giugno colora di rosa i versanti rocciosi e i margini dei boschi.
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Nella valle della sienite
(salendo al Campello, Valle Cervo - Campiglia Cervo - BI - Piemonte)

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Rododendro aggrappato alla roccia con una betulla
(Campello, Valle Cervo - Campiglia Cervo -BI - Piemonte)

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Dopo la pioggia (Val Troncea - Pragelato -TO - Piemonte)

Scheda botanica:


Rhododendron ferrugineum L.

Arbusto con rami eretti; i getti giovani sono ricoperti di scagliette di colore rosso ferrugineo.
Foglie coriacee, sempreverdi, ovali o lanceolate,
lunghe 2-4 cm, a margine intero,
superiormente verdi e lucide,
inferiormente rivestite di scagliette rugginose.

I peduncoli fiorali sono lunghi circa 8 mm;
fiori rosso vivo, a forma di campanula e lunghi anche 15 mm, riuniti in gruppetti di 6-10 e ricoperti da peli ghiandolari chiari; gli stami sono pelosi.

Fioritura: tra giugno e agosto.

10 giugno, 2014

Il mondo sotto i nostri piedi ... (seconda parte): gasteropodi

I molluschi che vivono sul terreno appartengono all'ordine dei Gasteropodi (termine che letteralmente significa ”con i visceri nel piede”).

Sono quasi tutti polmonati, ovvero respirano grazie ad un organo simile ad un polmone; sul capo hanno un paio di appendici sensoriali e due occhi inseriti all'estremità di due tentacoli.

Per avere un'idea di cosa c'è
dentro il guscio  e nel piede di una chiocciola ...


Questi animali hanno una vita breve di 2-3 anni in gran parte passata in letargo. Le specie munite di conchiglia durante il letargo si ritirano all'interno del guscio e chiudono l'apertura con un setto provvisorio o un opercolo calcareo.

Il cibo è costituito in prevalenza di vegetali, ma esistono specie onnivore ed alcune addirittura cannibali che mangiano i loro simili (ad esempio Arionidi e Limacidi).
I gasteropodi consumano il cibo raspandolo con un organo particolare chiamato “radula”: è una lingua rugosa come una grattugia.

Questi molluschi sono per la maggior parte ermafroditi, cioè hanno organi sessuali maschili e femminili, ma non sono in grado di autofecondarsi: per la riproduzione è indispensabile l'accoppiamento tra due individui, che prima uno poi l'altro introducono lo sperma nel corpo del partner. Le uova fecondate vengono deposte nel terreno.

L'aspetto dei gasteropodi terricoli è influenzato dalla natura dell'ambiente: molti sono i fattori che possono agire sulla variabilità di forma, sulla distribuzione delle specie e sul numero di individui presenti. Vediamone alcuni.
  • Tipo di substrato: a seconda del substrato minerale su cui vivono i gasteropodi terricoli sono calcicoli o silicicoli. I terreni calcarei di solito offrono una fauna più ricca di questi molluschi (in particolare dei generi Murella e Clausilia). Le specie silicicole hanno gusci più fragili, più sottili e più piccoli rispetto alle specie calcicole.
  • La flora, come cibo: le graminacee e altre specie che crescono su terreni silicei sono limitanti per le lumache, in quanto hanno tessuti difficilmente masticabili con la radula. Alcuni vegetali (aconito, stramonio, elleboro, cicuta...) o funghi, velenosi per altri animali o per l'uomo, non sono un problema per questi gasteropodi che se ne nutrono voracemente (per questo bisogna spurgare le chiocciole commestibili prima di portarle sulle nostre tavole!).
  • Acqua e umidità: il corpo delle lumache e delle chiocciole svolge tutte le sue attività fisiologiche grazie alla grande quantità di acqua che assorbe. In genere questi animali prediligono le zone umide, alcuni sono strettamente legati a piante come Carex e giunchi tanto da sembrare acquatici. Ci sono poi specie che possono resistere a lunghi periodi di siccità o ad ambienti relativamente secchi (specie xerofile) che si difendono dal clima sfavorevole rifugiandosi in fessure nelle rocce o su steli scostati dal suolo troppo caldo e chiudendosi all'interno del guscio sigillandone l'apertura con un opercolo.
  • La luce: ambienti luminosi favoriscono la crescita somatica e le radiazioni violette ed azzurre influiscono sulla pigmentazione e sulla vivacità delle tinte della conchiglia.
  • Il calore eccentua la crescita: le stesse specie andando dal Sud al Nord dell'Italia hanno delle dimensioni via via minori.
Recentemente è stato avviato uno studio sulla variabilità morfologica delle chiocciole del genere Cepaea: in genere animali con il guscio scuro si trovano nelle zone boscate e aree più fresche del nord, mentre quelli con il guscio giallo o a strisce sono più abbondanti nelle aree aperte e più assolate; si cerca di capire se c'è una correlazione tra colorazione del guscio e cambiamento climatico, ovvero se sono aumentate le chiocciole con colore chiaro anche nel Nord Europa in seguito al riscaldamento globale. Inoltre si vorrebbe capire se la diminuzione dei predatori naturali, i tordi, avvenuta negli ultimi 30 anni in alcune aree d'Europa, influisce sulla struttura delle popolazioni di Cepaea. Approfondite informazioni sulla biologia, morfologia e raccolta dati sulle chiocciole Cepaea sono reperibili nel sito Evolution Megalab.

Che rapporto c'è tra gasteropodi terricoli e uomo?
Tra le specie con il guscio, le chiocciole, alcune sono di particolare interesse per l'uomo, in quanto commestibili: pensiamo alle Helix pomatia, Helix lucorum, Helix aperta spesso allevate a scopo commerciale per il loro particolare apprezzamento in cucina. A chi volesse informazioni sull'allevamento delle chiocciole, consiglio di consultare l'utile sito dell'Istituto Internazionale di Elicicoltura.
Altre specie sono anche interessanti per le dimensioni e la distribuzione: Eobania vermiculata, con diametro massimo della conchiglia di 30 mm, diffusa in centro e sud Italia, la già citata Cepaea nemoralis, variabilissima di forme, e la Cornu aspersum dal diametro massimo di 35 mm e peso che può raggiungere i 15 grammi.
Tra le lumache, gli Arionidi e i Limacidi sono temuti per la loro voracità: possono fare vere e proprie “razzie” negli orti e nei giardini, agendo alla sera o di notte, lasciando come traccia del loro nefasto passaggio una scia di bava iridescente. Per difendere l'orto da questi divoratori ci sono svariati rimedi naturali (fondi di caffè, segatura, cenere, galline …) e chimici: lascio a voi la scelta di quale metodo usare!

04 giugno, 2014

Linaria alpina

Linaria delle Alpi - Linaria alpina (L.) Miller

Famiglia: Scrophulariaceae

Pianta perenne erbacea, con portamento prostrato e estremità ascendenti; alta 8-15 cm.
Le foglie, generalmente in verticilli di 4 elementi, sono lineari o obovato-ellittiche, un po' carnose, sessili, glauche.
L'infiorescenza è un racemo terminale, corto e glabro; i fiori hanno corolla azzurro-violacea, concolore o a fauce giallo-ocracea, con sperone lungo almeno i due terzi della corolla e appiattito sulla faccia inferiore.
Si trova fiorita tra giugno e agosto su pietraie e macereti delle aree alpine e subalpine calcaree, da 1500 a 3500 m di altitudine.
Di areale sudeuropeo montano.

Nel Jura ed in Alta Savoia si può trovare la sottospecie Linaria alpina petraea (Jordan) Rouy: alta 10-20 cm, con foglie lineari, infiorescenza allungata e lassa, sperone cilindrico; su calcare.

Globularia cordifolia

Globularia cordifolia L.


Famiglia: Globulariaceae
globularia cordifolia VT
Pianticella perenne suffruticosa,
con stelo fiorifero di 3-12 cm.
Ha foglie obovali, smarginate all’apice;
l’infiorescenza è un capolino di forma globosa, formato da numerosi fiori dalla corolla gamopetala blu, a tubo, con labbro superiore bilobo e inferiore a tre lacinie lineari.
Fiorisce tra maggio e luglio;
vive in pascoli asciutti e solatii, su rupi e macereti di Alpi ed Appennini, con terreno calcareo.
Specie con areale sudeuropeo montano.

Campanula incisa

Campanula incisa
(
Campanula excisa Murith)

Famiglia: Campanulaceae


Specie perenne, erbacea. Altezza di 5-15 cm.
Stelo ascendente con 1-3 fiori pendenti, dalla corolla blu con lobi separati da seni di forma quasi circolare.
Fioritura: luglio e agosto.
Rara ed endemica, limitata a ristrette aree delle Alpi, in macereti e rocce silicei.
Nel Biellese (Piemonte – Italia) è presente ed è stata scelta come simbolo del Giardino botanico di Oropa.

21 maggio, 2014

Il mondo sotto i nostri piedi ... (prima parte)

Quante volte da bambini ci hanno detto:
"guarda dove metti i piedi!" 

Certo conviene sempre guardare dove posiamo i piedi, quando camminiamo su un sentiero, immersi nella natura! potremmo incontrare degli esseri viventi molto interessanti ed importantissimi nell'ecosistema.

Tra le foglie, nel sottobosco, sul terreno c'è un mondo da scoprire:

facciamoci piccoli piccoli ed andiamo a vedere ...

Qualcuno si muove molto lentamente, e non può fuggire veloce al nostro passaggio:

le lumache, perfettamente mimetizzate,




e le chiocciole che strisciano portandosi dietro la casa:
 















28 aprile, 2014

Gita ornitologica a Tavigliano

Alcuni anni fa esplorai con occhio da naturalista la zona di Pratetto in comune di Tavigliano in valle Cervo (Biella - Piemonte): buona esposizione, bel panorama a 360 gradi, vegetazione varia e molte specie di animali selvatici, soprattutto uccelli.
Da Pratetto panorama su Costa Pessine e la Valle Cervo
(innevati sullo sfondo: il Tovo a sinistra ed il Cresto a destra)
Visto il mio particolare interesse per l’avifauna, su invito di una famiglia di amici, in aprile organizzai con mio marito una giornata di studio ornitologico in località Gaudusio in quel di Tavigliano.

Le baite di località Gaudusio (Tavigliano)

Sono poche baite immerse nel bosco, a valle di Pratetto; vi si giunge da Tavigliano per una sterrata che si imbocca, subito dopo le ultime case del paese, a sinistra della strada asfaltata che sale al Pratetto.
Il 24 aprile caricammo tutta l’attrezzatura sulla macchina: pali, reti, anelli, pinze, sacchetti, blocco notes, binocoli, …
Non stupitevi! 
Per lo studio decisi di usare il metodo della cattura degli uccelli con le reti e il loro successivo inanellamento.
Si tratta di un’attività a scopo scientifico; per praticarla occorre seguire un corso teorico-pratico e sostenere un esame presso l’ISPRA di Bologna. Inoltre bisogna avere l’autorizzazione della Provincia per montare le reti nel territorio provinciale di interesse e comunicare alla stessa le date di lavoro.
Tutto questo è importante e necessario: usare le reti per altri scopi non scientifici e senza permesso è punito dalla legge come bracconaggio!

Bene, dopo questa doverosa spiegazione tecnica, torniamo al racconto!
Montammo cinque reti nei dintorni della baita dei nostri amici, disponendole nei differenti ambienti.
A monte della baita è un bosco di castagni e betulle; 

Tra le betulle di Gaudusio fioriscono i narcisi
Bosco di castagni e betulle a monte delle baite
a valle invece un piccolo impianto di alberi da frutto, cespugli e rovi, un ruscello bordato di Caltha palustris dai fiori gialli, un bel prato da pascolo, qua e là cataste di legna.

Ambiente a valle delle baite di Gaudusio

Fioritura di Caltha

Ogni rete, lunga 12 metri e alta 2,4 metri, era sostenuta da due pali di bambù infissi nel terreno e legata in modo tale che, quando non usata (ad esempio di notte), potesse essere chiusa senza sfilarla dai pali avvolgendola su se stessa.

Dopo il montaggio non restava che aspettare l’arrivo degli uccelli. Lavorammo un paio d’ore la sera stessa; al tramonto chiudemmo le reti per evitare che qualche capriolo vi restasse impigliato danneggiandole; riprendemmo l’attività all’alba del giorno successivo sino alla sera.
Ogni ora controllavamo accuratamente le reti: gli uccelli impigliati venivano prontamente liberati e portati in sacchetti di tela al tavolo di inanellamento. 
Qui esaminavo uno alla volta gli animali, mettevo l’anellino metallico alla zampa e poi registravo su una scheda la specie, il sesso, l’età, la lunghezza dell’ala, il peso, ecc.
Finito l’esame liberavo subito l’animale, che lesto si allontanava riprendendo la sua attività.
Misura della lunghezza dell'ala di un picchio verde

Devo ancora specificare che i dati che registro ogni volta che inanello li invio regolarmente all’ISPRA di Bologna, dove è la banca dati di tutti gli inanellatori italiani e dove si tengono i contatti con i centri europei di inanellamento. Così ciascun uccello è registrato e riconoscibile per il codice riportato sull’anello; in caso di future ricatture dello stesso in Italia o all’estero gli studiosi potranno sapere la sua provenienza e confrontare i dati morfometrici.

Lo studio a Gaudusio ha rivelato la presenza di ventuno specie tra individui solo osservati e/o sentiti e quelli catturati: le immancabili cince (cinciallegra, cinciarella, cincia mora e cincia bigia), i vivaci codibugnoli, le rumorose cornacchie grigie e ghiandaie, i picchi sempre operosi (il verde riconoscibile per la sua “risata” e il rosso maggiore), una coppia di picchi muratori (che nonostante il nome non sono veri picchi), due coppie di capinere.

Capinera, femmina

Capinera, maschio

Presenti anche i cantanti: merli, pettirossi e codirossi spazzacamino. In lontananza si è sentito il richiamo del simpatico rampichino che si arrampicava su e giù per i tronchi.


Merlo maschio 

Il pettirosso 
Immancabile il volteggio di due poiane
Inaspettata la visita di un piccolo falchetto, lo smeriglio, un individuo in migrazione verso nord (non nidifica in Italia). 
Nei cespugli e tra i rovi ogni tanto compariva lo scricciolo, minuto uccellino marrone che tiene la coda dritta verso l’alto. Il luì piccolo, di colore grigio-verde, ben mimetizzato tra le foglie, segnalava la sua presenza col caratteristico canto: cif ciaf, cif ciaf, cif ciaf …
Sul tetto della casa il fringuello emetteva a squarciagola il suo trillo e sembrava dirci: “tanto non mi prendete!”. 
In pieno giorno abbiamo udito anche il canto di un allocco, probabilmente in cerca di una compagna (siamo in primavera!).

Insomma, neanche due giorni di osservazioni e reti ed ecco un buon risultato!

N.B.: le foto degli uccelli non sono state fatte a Gaudusio: le ho scattate in occasione di altre giornate di studio con i miei colleghi inanellatori alla Rocca di Cavour (Torino) e a Balboutet (Val Chisone - Torino)