30 settembre, 2013

Quiz!

Come sapete sto digitalizzando le mie diapositive;
oggi ho trovato questa




Secondo voi, cos'è quel ciuffo rosso?
... aiutino: tra le pagine del blog si nasconde la risposta ...

26 settembre, 2013

Narciso selvatico

Siamo ancora lontani dalla primavera ... ma vi propongo ugualmente questa immagine:


Pascolo La Goz (Quittengo - Valle Cervo- Biella- Piemonte)
Il bianco sul prato in primo piano non è neve!
E' un tappeto di narcisi selvatici!



Ecco la carta d'identità di questo magnifico fiore.

Narciso selvatico  (Narcissus poëticus L.)

Famiglia: Amaryllidaceae



Pianta bulbosa alta 20-30 cm. 
Stelo con un solo fiore a tepali bianchi a lobi ampiamente ovati, ricoprentisi ai margini;
corolla molto corta, gialla con orlo rosso;
stami inseriti ad altezze diverse tanto che a maturità solo tre di essi sporgono dal tubo del perigonio.Foglie lineari lunghe, larghe 6-10 mm, tutte inserite alla base.

Fiorisce tra marzo e maggio in zone collinari e di montagna.

Vive nei consorzi ad arbusti nani e nei prati montani fino a 1800 m nelle regioni mediterranee settentrionali;
sulle Alpi è spontaneo solo nel settore sudoccidentale ed in quello meridionale (dal Ticino alle Prealpi venete), altrove è naturalizzato.

18 settembre, 2013

L'autunno si avvicina

Autunno:  colori caldi,  giochi di luce ed ombra ...

Per me inizia una stagione bellissima, ricca di spunti fotografici.
Cosa ne dite?

Una "virgola bianca"
sui boschi autunnali della val Sessera (Biella - Piemonte)


Scorcio d'ottobre in valle Cervo (Biella - Piemonte)


Larici d'oro in Val Troncea (Pragelato - Torino - Piemonte) 

14 settembre, 2013

Impronte del tasso

Instancabile camminatore, il tasso si muove nei boschi di latifoglie soprattutto di notte.
E' un mustelide, dalle dimensioni di un cane di media taglia.
La sua pelliccia è grigia sul dorso; la coda è grigia e corta; la testa è bianca con strisce nere longitudinali.
Le sue prede preferite? i lombrichi, ma non disdegna anche piccoli animali (arvicole, talpe, rane, larve...) e vegetali, come bulbi, frutta, nocciole e ghiande ... insomma il suo menu è molto vario!
Andiamo a cercarlo, seguendo le sue orme in "Impronte"...

11 settembre, 2013

Fior di stecco

Fior di stecco
(Daphne mezereum L.)


Famiglia: Thymeleaceae

Arbusto di piccole dimensioni (alto 30 - 120 cm), rami ascendenti con corteccia liscia. 
Foglie obovato-lanceolate, glauche nella pagina inferiore, che compaiono dopo la fioritura. 
Fiori rosa, profumati, sessili, riuniti a 3 a 3 all'ascella delle foglie cadute dell'anno precedente.  
Il frutto è una drupa di colore rosso.
Fiorisce tra febbraio e maggio (a seconda dell'altitudine).
Ama i terreni carbonatici fino a 2000 - 2500 m circa di quota, sulle Alpi e sugli Appennini; si trova nei luoghi rupestri, nei pascoli ai margini dei boschi.
E' velenosa in tutte le sue parti! la corteccia contiene dafnina, un olio essenziale che a contatto della cute produce un'azione irritante con arrossamenti e vesciche.

Specie protetta in Piemonte da legge regionale, che ne vieta la raccolta.

08 settembre, 2013

Il simbolo di Paradisia: Paradisea liliastrum

Giglio di monte
(Paradisea liliastrum (L.) Bertol.)

Famiglia: Liliaceae



Pianta erbacea, con bulbo, alta 40-60 cm con foglie lineari scanalate inserite tutte alla base del fusto che è liscio. 
Infiorescenza a racemo, con 5-10 fiori alla fioritura unilaterali. 
I tepali sono 6, bianchi e lunghi circa 4 cm.

Fiorisce in giugno-luglio.
Predilige i prati ed i pascoli alpini su pendii soleggiati con terreno neutro o leggermente acido tra gli 800 e i 1800 m di quota.

Il nome Paradisea probabilmente deriva dal Conte Giovanni Paradisi (1870) al quale è stata dedicata tale pianta.
Questo fiore è il simbolo del Giardino Botanico Paradisia (a Cogne in Val d’Aosta) a cui ha dato anche il nome.

05 settembre, 2013

Un cantante ballerino d'eccezione: il gallo forcello

Sono le quattro del mattino. Stesa nel sacco a pelo in una radura tra i larici osservo il cielo stellato sopra di me e le cime innevate dei monti che biancheggiano nell'oscurità. L'aria è pungente anche se è la fine di aprile: qui a 2300 metri di quota è ancora inverno e la neve copre abbondantemente il terreno.

Nonostante le avversità climatiche e la levataccia sono felice ed attendo con ansia l'inizio di uno spettacolo naturale particolarmente suggestivo.

Passata una mezz'ora un grido spezza il silenzio: la civetta capogrosso con un breve canto saluta la notte e si avvia al suo nido. Sembra un segnale: dopo pochi istanti tordele, merli e cince bigie dapprima timidamente poi con gran brio riempiono i dintorni con i loro solfeggi.

Le stelle pian piano svaniscono, ma prima dell'alba appare il motivo della mia uscita notturna: il gallo forcello.
Dalla cima di un larice a cento metri da me un bellissimo maschio comincia il suo canto, composto da gorgheggi e soffi particolari che danno una piacevole melodia.
Ma dopo due minuti un altro cantore risponde più lontano, un'ombra sulla neve: un secondo maschio di gallo forcello canta e forse con maggior impeto del primo.

È iniziato un vero duello canoro e io mi godo il tutto facendo capolino dal sacco a pelo e puntando il binocolo un po' qua e un po' là tentando di scorgere gli uccelli.
Con l'arrivo dei primi raggi dell'alba l'immagine si fa più nitida e posso osservare bene i cantori: per attirare le femmine cantano a squarciagola e danzano, piroettando e saltellando con la coda spiegata e le ali un po' aperte che sfiorano il terreno. 




Sono uccelli molto belli: il maschio è nero lucente con le sole penne centrali della coda e del sottocoda completamente bianche e con un sopracciglio rosso; le penne esterne della coda sono curve e nere e le danno la forma di una lira. 




Le femmine hanno un abito marrone screziato che le mimetizza bene sul terreno dove trascorrono la maggior parte del tempo per covare, allevare la prole e cercare cibo (costruiscono un semplice nido di rametti sul terreno tra i cespugli). Le loro dimensioni sono ragguardevoli: pesano un chilogrammo circa ed i maschi anche qualche etto in più.


Improvvisamente sento un battito d'ali, mi giro e scorgo una femmina di gallo forcello che vola da un larice al pendio innevato dove un maschio gorgheggia. 
Con aria quasi indifferente fa un giro largo attorno all'agitatissimo ballerino, pochi passi in là poi a sinistra, si ferma, si gira, becca qualcosa a terra poi si volta e a rapidi passetti raggiunge il maschio e con lui sparisce tra i larici.

Il secondo maschio non si dà per vinto e prosegue lo spettacolo in compagnia di altri due individui che dal dosso alla mia destra rispondono alla provocazione canora.

Come spesso capita in natura non tutti i maschi riescono a trovare una compagna; solo i cantanti più bravi ed esperti, in genere i più anziani, convolano a nozze. Le femmine scelgono il loro sposo con l'intento di assicurarsi una prole robusta che possa affrontare al meglio le avversità dell'ambiente alpino.

C'è un'altra caratteristica di questi uccelli che mi lascia stupefatta: è la loro capacità di scavarsi delle tane sotto la neve per ripararsi dal freddo e trascorrere l'inverno al sicuro, uscendo solo ogni tanto per cercare il cibo (bacche di ginepro, germogli e, in estate, mirtilli e semi vari).


Un paio d'ore dopo l'alba lo spettacolo finisce e i ballerini spariscono in un attimo, elusivi e senza concedermi un bis ... Pazienza! 

Come in un sogno sento ancora l'eco delle loro note, mentre mi avvio verso valle un poco intorpidita, ma assai soddisfatta. Lasciando il regno del gallo forcello mi frego le mani gelate nei guanti e programmo la prossima uscita, in barba al freddo!

02 settembre, 2013

Lino delle alpi

Lino delle Alpi (Linum alpinum Jacq.)

Famiglia: Linaceae

Pianta glabra, perenne, a rizoma sotterraneo più o meno legnoso, con molti fusti alti 20-40 cm, prostrati ascendenti muniti di numerose foglie. 
Queste sono lineari, lanceolate, alterne, con un’unica nervatura, lisce ai margini. 
fiori, portati da pedicelli, sono riuniti in infiorescenza detta cima
5 petali turchino-cerulei sono lunghi il doppio del calice. 
Calice con sepali esterni lanceolato-acuminati e sepali interni ovali-ottusi.

Fiorisce da maggio ad agosto in luoghi rupestri, prati e pascoli sassosi a composizione prevalentemente calcarea; 
si spinge anche oltre i 2200 m di quota.