Escursione nei boschi del Monte Casto a fine inverno
I boschi di media montagna a fine inverno sono a loro modo affascinanti: i tronchi svettano come colonne e ai loro piedi tra le vecchie foglie, timidamente, i primi ciuffi verdi, piccoli germogli si fanno strada verso la luce.
Vi propongo una breve escursione alle pendici del Monte Casto, in comune di Tavigliano (Biella, Piemonte), alla ricerca dei primi fiori e delle tracce degli abitanti del bosco.

Il percorso parte dall’abitato di Tavigliano: dalla chiesa parrocchiale si sale a monte sulla via principale e dopo circa 300 m si svolta a destra sino ad uscire dal paese per inoltrarsi nel bosco lungo una stretta strada in parte asfaltata e in parte sterrata che porta ad una serie di baite per la maggior parte ristrutturate ed abitate.
La mappa sotto riportata è tratta dal sito: http://webgis.provincia.biella.it/apps/maplab/projects/gmf_apps/sentieri/wmdmap.php
e mostra la zona tra Tavigliano e il Monte Casto; in verde chiaro ho evidenziato la strada (e il sentiero terminale) che si può percorrere per esplorare la zona di cui scrivo.

Le piante sembrano addormentate ma guardando bene si scorgono le gemme che proteggono foglie e fiori: sui rami dei saliconi gemme di velluto:

I noccioli fioriti spargono polline ogni volta che il vento scuote i loro amenti

Ma questa volta sono particolarmente fortunata, perchè più avanti in una radura incontro un bel capriolo maschio intento a brucare:

Il prato al momento non offre molto per quanto riguarda le graminacee o altra “erba”, ma qualche croco spunta qua e là, puntinando di bianco e viola il sottobosco.


Anche gli ellebori in questa zona sono abbondanti: li guardo, li fotografo ma non li tocco ricordando che sono altamente velenosi.
In alcuni angolini si concentrano i campanellini, spesso confusi con i bucaneve:

Non mancano le primule …

L’ultima parte del percorso si snoda tra le betulle e le felci aquiline sino alla cima del monte dove troviamo abeti rossi e pini di rimboschimento.

I bianchi tronchi di questi eleganti alberi e gli intrecci dei loro rami fanno un effetto “vedo - non vedo” sulle cime della valle Cervo:

Girovagando, esco dalla via battuta e osservo qualche ginepro con le bacche blu e ascolto i richiami di cince more e codibugnoli che si spostano a gruppetti da una betulla all’altra …

L’escursione è giunta al termine: vedo che dalla pianura sale una fitta nebbia che rapida si insinua in valle e presto avvolgerà tutto nel suo umido silenzio.
Non resisto alla bellezza dei verdi cuscinetti di muschio e al vecchio lichene su un masso di vulcanite: qualche scatto …

e via …
inizio a scendere,
pensando già ad un futuro giro in zona in cerca di piccole e grandi meraviglie naturali!

Vi propongo una breve escursione alle pendici del Monte Casto, in comune di Tavigliano (Biella, Piemonte), alla ricerca dei primi fiori e delle tracce degli abitanti del bosco.
Il percorso parte dall’abitato di Tavigliano: dalla chiesa parrocchiale si sale a monte sulla via principale e dopo circa 300 m si svolta a destra sino ad uscire dal paese per inoltrarsi nel bosco lungo una stretta strada in parte asfaltata e in parte sterrata che porta ad una serie di baite per la maggior parte ristrutturate ed abitate.
La mappa sotto riportata è tratta dal sito: http://webgis.provincia.biella.it/apps/maplab/projects/gmf_apps/sentieri/wmdmap.php
e mostra la zona tra Tavigliano e il Monte Casto; in verde chiaro ho evidenziato la strada (e il sentiero terminale) che si può percorrere per esplorare la zona di cui scrivo.
Le piante sembrano addormentate ma guardando bene si scorgono le gemme che proteggono foglie e fiori: sui rami dei saliconi gemme di velluto:
I noccioli fioriti spargono polline ogni volta che il vento scuote i loro amenti
e tra i rami di un sambuco si possono scorgere i resti di un nido dell’anno passato, forse di una coppia di merli …
Alcune cinciallegre e cinciarelle, ancora silenziose in febbraio, si mostrano veloci in brevi voli fugaci ed emettono qualche cinguettio; i merli, più rumorosi, rovistano nel sottobosco per scovare i deliziosi lombrichi e i picchi rossi maggiori picchiettano su tronchi e rami alla ricerca di insetti:
Abbasso lo sguardo sul terreno a fianco della strada: tra le foglie si delinea la traccia del passaggio di un selvatico. La seguo nella speranza di trovare delle fatte o delle impronte più definite nel fango.
La curiosità è soddisfatta, trovo le impronte di un capriolo!
Ma questa volta sono particolarmente fortunata, perchè più avanti in una radura incontro un bel capriolo maschio intento a brucare:
Il prato al momento non offre molto per quanto riguarda le graminacee o altra “erba”, ma qualche croco spunta qua e là, puntinando di bianco e viola il sottobosco.
Anche gli ellebori in questa zona sono abbondanti: li guardo, li fotografo ma non li tocco ricordando che sono altamente velenosi.
In alcuni angolini si concentrano i campanellini, spesso confusi con i bucaneve:
Non mancano le primule …
L’ultima parte del percorso si snoda tra le betulle e le felci aquiline sino alla cima del monte dove troviamo abeti rossi e pini di rimboschimento.
I bianchi tronchi di questi eleganti alberi e gli intrecci dei loro rami fanno un effetto “vedo - non vedo” sulle cime della valle Cervo:
Girovagando, esco dalla via battuta e osservo qualche ginepro con le bacche blu e ascolto i richiami di cince more e codibugnoli che si spostano a gruppetti da una betulla all’altra …
L’escursione è giunta al termine: vedo che dalla pianura sale una fitta nebbia che rapida si insinua in valle e presto avvolgerà tutto nel suo umido silenzio.
Non resisto alla bellezza dei verdi cuscinetti di muschio e al vecchio lichene su un masso di vulcanite: qualche scatto …
e via …
inizio a scendere,
pensando già ad un futuro giro in zona in cerca di piccole e grandi meraviglie naturali!
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