27 ottobre, 2013

Doni dell'autunno: le castagne

Autunno, stagione di doni per gli animali del bosco: ghiande, noci, nocciole, funghi e castagne, cibo importante per affrontare l'inverno e i suoi rigori, soprattutto in montagna.
Anche noi siamo attratti da alcuni di questi doni: abbiamo già parlato dei funghi, oggi vorrei soffermarmi sulle castagne.
Frutti dolci, molto versatili in cucina, le castagne sono ricche di amido e zuccheri, nutrienti e digeribili;
sono state l'alimento fondamentale delle popolazioni rurali montane e collinari.
L'origine del castagno risale al Miocene in aree a Nord del Vecchio Continente (se ne sono trovati resti fossili nelle flore terziarie della Groenlandia, delle Spitzbergen e di Sachalin). Col tempo il suo areale si è suddiviso in tre zone: una americana, una europea e una nell'Estremo Oriente.
Con le grandi glaciazioni il suo areale si è via via spostato più a Sud, nelle aree vicine al Mediterraneo, con clima caldo umido ed inverni non troppo freddi.
Inoltre gradisce terreni freschi, profondi, decalcificati (o silicei) ed anche vulcanici, o il "ferretto" rosso delle Prealpi calcaree.
Una volta erano molto diffusi in montagna e collina i castagneti, in cui il sottobosco veniva pulito e/o pascolato e gli alberi erano potati, curati per la raccolta del gustoso frutto: ora sono una rarità (almeno dalle mie parti!) e si trovano eroici castagni che, in mezzo ad altre specie d'alto fusto, faticosamente producono le loro castagne. 
I castagneti erano utilizzati anche per la raccolta periodica di legna, fogliame e di funghi, nonché della "terra di castagno", terriccio che si forma nelle cavità dei vecchi tronchi, molto apprezzato dai floricoltori.

Alcuni esemplari di questa specie raggiungono età considerevoli, con tronchi massicci, deformati, scavati e ampia chioma: da noi in Valle Cervo li chiamano "arbo", gli Alberi.
A Riabella, ridente paesino del comune di San Paolo Cervo (Biella - Piemonte), si trova un bel gruppo di questi Arbo, protetti nell'area del Parco dei castagni.

"Arbo" di Riabella,
la base del tronco è forata come una piccola grotta

Il castagno, Castanea sativa Mill., appartiene alla famiglia Fagaceae. 
Può raggiungere l'altezza di 30 metri negli esemplari più vecchi; 
ha una corteccia scura che si divide in lunghe nervature;
le sue foglie sono alterne, lanceolate ed appuntite, con margine seghettato, leggermente coriacee, lucide sulla pagina superiore;
i fiori sono amenti con fiori maschili e femminili o solo maschili; i fiori maschili sono simili a fiocchi gialli, mentre quelli femminili sono più piccoli e verdi (disposti verso la base dell'infiorescenza);

Infiorescenze di castagno: a giugno, epoca della fioritura,
l'aria si riempie del profumo intenso, dolce-amaro di questi piccolissimi fiori

i frutti sono acheni racchiusi in un involucro protettivo verde e spinoso, che a maturità secca e cade a terra, liberando gli acheni.



Ma da dove deriva il termine "castagno"?
Secondo lo scrittore Plinio il Vecchio (23 - 79 d.C.), questo albero era molto diffuso presso la città di Kastanis nel Ponto, antica regione dell'attuale Turchia sul Mar Nero; da qui il nome.
I Romani apprezzavano assai le castagne e grazie a loro questa specie venne coltivata e diffusa dall'Europa Orientale e dall'Asia Minore sino in Italia e nel resto del Mediterraneo.

23 ottobre, 2013

Ancora funghi ...

Mio marito è un incallito cercatore di funghi: se ne trova uno non lo fermi più, continua a girare finché non riempie il cestino! Ha visto il post che ho pubblicato e mi ha regalato qualche foto delle sue "conquiste".
Ecco così i "belli e buoni", secondo molti tra i funghi più saporiti, quelli del genere Boletus:








Sono dei veri esperti nel mimetismo: non vi sembrano semplici foglie secche di faggio cadute a terra?


Le lumache sono ghiotte di questi funghi:
è quasi impossibile trovarne uno senza i segni del loro passaggio!










Infine, alcune bellissime e pericolose Amanite:


il loro colore brillante pare proprio un avvertimento!

20 ottobre, 2013

Foglie

Foglie d'autunno:
colori caldi che con i raggi del sole 
tra i tronchi grigi, nudi, 
scaldano un poco ...


Foglie avvinghiate ai rami,
lente a staccarsi, 
indugiano e salutano dall'alto ...



Foglie nell'aria,

il vento le prende e gioca con loro ...


Foglie a terra,

secche, accartocciate,
rompono il silenzio sbriciolandosi sotto i miei passi,
bagnate, sepolte,
ritornano alla terra, 
cibo per esseri invisibili,
vita per future generazioni.


17 ottobre, 2013

Drosera rotundifolia

Rosolida (Drosera rotundifolia L.)

Famiglia: Droseraceae




Curiosa piantina con foglie basali a cucchiaio, in superficie ricoperte di peli rossi e vischiosi (tentacoli), disposte a rosetta. 
Infiorescenza a racemo con fiorellini di 5 mm di diametro, bianchi, con 5-6 petali.

Fiorisce da giugno ad agosto.

Pianta carnivora, tipica di torbiere e brughiere umide. 
I tentacoli rossi dotati di una papilla globosa e vischiosa, ripiegandosi verso il centro della foglia imprigionano gli insetti che si posano su di essa. Alla fine la preda viene digerita e i tentacoli ritornano alla posizione iniziale.
Nutrendosi di insetti la pianta sopperisce alla scarsità di minerali del suolo.


14 ottobre, 2013

Scoiattoli

In autunno gli scoiattoli lavorano alacremente per raccogliere gli ultimi gustosi ed energetici frutti: nocciole, castagne, faggiole ...
Devono riempire i loro depositi di cibo, sparsi nel bosco in angoli nascosti.

Con un po' di fortuna li scorgiamo tra i rami oppure potremmo vedere le tracce che lasciano sul terreno molle e sulla neve ...
In "Impronte" la scheda sulle impronte di questi simpatici sciuridi.

12 ottobre, 2013

Funghi, riciclaggio e ... rifiuti!

L'autunno è la stagione dei funghi, di quelli che finiscono sulle nostre tavole!
Infatti i funghi in senso lato non hanno una stagione: sono ovunque e in ogni tempo!
Ne abbiamo nel pane, nei formaggi, nei vini, sul corpo; alcuni ci fanno ammalare o danneggiano le nostre coltivazioni (la maggior parte delle malattie delle piante coltivate è causata da funghi parassiti), altri lavorano in sordina nel terreno o sui resti vegetali o animali in decomposizione, oppure collaborano con altri organismi (funghi dei licheni  e funghi delle micorrize di piante superiori).





I funghi, come gli animali, non sono in grado di compiere la fotosintesi, quel processo chimico fondamentale che permette alle piante di produrre glucosio e quindi di crescere e procurarsi l'energia per vivere. 
Per gli animali il nutrimento e l'energia si ottengono dal cibo: esistono animali erbivori, carnivori e onnivori.
E i funghi come fanno?
Alcuni di loro sono parassiti: vivono a spese di un altro essere, ad esempio il fungo che provoca la ruggine del grano, quello del mal bianco della vite e delle rose, quelli responsabili di micosi nell'uomo.
Altri sono saprofiti, cioè traggono il proprio nutrimento dalla decomposizione di organismi vegetali o animali morti; questa attività è importantissima nel ciclo della vita sulla Terra, perché fa sì che la materia organica torni inorganica, nel suolo, per essere nuovamente sfruttata dai vegetali nel processo di fotosintesi.
Insomma, in Natura non si spreca nulla, tutto viene riciclato!
Ci sono poi dei funghi che vivono in simbiosi con alghe (licheni) o con piante superiori (micorrize): l'alga o la pianta fornisce nutrimento e il fungo offre protezione o sali minerali; "do ut des" dicevano gli antichi ...
Quindi molti funghi sono importanti, indipendentemente dal loro uso in cucina. 


Armillariella mellea, parassita-saprofita

Restando tra i funghi che raccogliamo, c'è un altro segreto:
la parte più estesa del loro "corpo", non è visibile ad occhio nudo!
E' formata infatti da sottilissimi filamenti di qualche decimillesimo di millimetro, che si intrecciano in una rete detta micelio, nascosta nel terreno o nei tessuti vegetali delle radici.
Ciò che noi vediamo bene vicino ai ceppi di piante, su tronchi o rami e sul terreno non è nient'altro che il corpo fruttifero del fungo, cioè la struttura fatta di ife addette alla produzione delle spore, le quali cadendo a terra daranno origine a nuovo micelio.
Guardate la fotografia sotto: è il giovane corpo fruttifero di Macrolepiota procera, nota comunemente coma "mazza di tamburo":


e qui sotto lo vedete ben sviluppato, aperto, con la caratteristica forma del fungo: "cappello", "gambo" e "anello" (che non in tutte le specie di funghi è presente):



Proprio dal "cappello" dei funghi cadono le spore per il nuovo micelio: è importante non danneggiarlo affinché le spore giungano in quel punto del suolo dove il fungo ha il miglior habitat per la sua sopravvivenza e dove svolge ottimamente il suo lavoro di riciclatore della materia!
Ecco perché la raccolta dei funghi è spesso regolamentata da leggi che non consentono di superare una certa quantità. 
Guai anche a chi, dissennatamente, danneggia o distrugge i funghi non mangerecci o velenosi che trova nel bosco: spezza un anello della catena alimentare e dell'ecosistema! 
I funghi mangerecci non subiscono alcuna contaminazione da quelli velenosi che eventualmente crescano nelle vicinanze, sono specie diverse, con nulla in comune!
Quello che deve preoccuparci è altro:
l'immondizia lasciata dagli "umani" produce sostanze tossiche che possono essere assorbite dai funghi e poi ingerite da noi a tavola;
non raccogliamo i funghi cresciuti vicino a rifiuti e abbiamo l'accortezza di riporre nello zaino, dopo l'uso, bottiglie, lattine, carte, plastica e quant'altro destinato ai cassonetti!

05 ottobre, 2013

Lupaia (Aconitum vulparia Rchb.)

Lupaia
(Aconitum vulparia Rchb.,
Aconitum altissimum Miller)


Famiglia: Ranunculaceae





Infiorescenza di Aconitum vulparia
Pianta alta 1-1,5 m, con fusto eretto ascendente scarsamente pubescente in alto. 
Foglie basali verde scuro con lungo picciolo di circa 20 cm, palmate e divise in segmenti lobati e dentati; le foglie cauline sono simili ma sessili e più profondamente incise. 
I fiori sono disposti in pannocchia ramosa e fogliosa, spesso fornita di ghiandole; petali giallo zolfo disposti a formare un caratteristico elmo.

Fiorisce in estate. 
Comune sulle Alpi.

Predilige le faggete e le forre montane tra i 300 e i 2100 m di quota.